Teatro Europeo

L’Associazione Teatro Europeo è nata a Torino nel 2001 per iniziativa di un gruppo di artisti, intellettuali e operatori torinesi con l’obbiettivo di promuovere iniziative e progetti innovativi di cultura teatrale, dialogando da un lato con la realtà del territorio metropolitano e regionale; dall’altra con le più stimolanti novità della sperimentazione europea in tutte le latitudini d’Europa.

La prima e più importante realizzazione dell’Associazione è stato il festival internazionale Teatro Europeo nato nel 2001 con un primo sostegno della Provincia di Torino, al quale si sono aggiunti via via nel corso degli anni il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e infine della Regione Piemonte e del Ministero dei beni e delle attività culturali. La rassegna, diretta da Beppe Navello, si è sviluppata a poco a poco negli anni tra il 2001 e il 2007 diventando uno dei punti di riferimento del panorama dell’innovazione europea e presentando, spesso in prima assoluta italiana, artisti e compagnie che si stavano affermando come i più provocatori e importanti del continente.

Durante lo stesso periodo, l’Associazione ha realizzato laboratori di formazione come Le théâtre interroge le cinéma diretto da Jean Claude Penchenat e Beppe Navello nel 2002; Cesare Pavese diretto da Eugène Durif e Andrea Dosio nel 2006/2007 per elaborare il testo del successivo spettacolo franco italiano Derrière les collines; ha prodotto spettacoli: Sibilla d’amore di Osvaldo Guerrieri con Anna Galiena e regia di Beppe Navello, che ha debuttato nel 2003 alla Comédie des Champs Elysées a Parigi nell’ambito del festival Les Italiens; Mangiare il mondo di Maria Rosa Menzio; Cinéma!, “un film muto in palcoscenico” creato da Beppe Navello con attori francesi e italiani nel 2007 e poi ceduto a Fondazione TPE che dopo averlo presentato in Italia e in Francia lo ha riallestito con attori polacchi e la stessa messa in scena al Teatr Śląski di Katowice in Polonia nel 2014.

Lo sviluppo di tutta questa attività ha portato Teatro Europeo a costituire nel 2007 (insieme all’Associazione Mas Juvarra) una Fondazione di partecipazione denominata Fondazione Teatro Piemonte Europa alla quale hanno aderito la Regione Piemonte e nel 2010 il Comune di Torino: Fondazione TPE è stata riconosciuta dal Ministero dei beni e delle attività culturali Teatro Stabile di Innovazione e nel 2015 Teatro di Rilevante Interesse Culturale.

NEWS


SABATO 19 OTTOBRE È PREMATURAMENTE SCOMPARSA UNA CARA AMICA DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE: BRIGIDA SACERDOTI.

HA FIRMATO PER ANNI I COSTUMI DI MOLTE PRODUZIONI RESTATE NEL CUORE DEL NOSTRO PUBBLICO. TEATRO EUROPEO SI STRINGE ATTORNO ALLA MADRE ALDA, CUI PORGE LE PIU’ SENTITE CONDOGLIANZE.
 

Un ricordo di Beppe Navello

Con Brigida Sacerdoti ci eravamo conosciuti ventenni a metà degli anni Settanta quando avevo deciso, arbitrariamente, di farmi regista di teatro e portavo avanti con la bulimia creativa di quell’età decine e decine di progetti; lei era appassionata di moda e di costume, creava assemblaggi fantasiosi di indumenti di ogni epoca e aveva aperto, in via della Rocca a Torino, una bottega dal nome entusiasticamente di favola: “C’è nell’aria una voglia di rosa…”. Inevitabile che la chiamassi a creare i costumi di uno dei miei primi spettacoli, Affabulazione di Pasolini al Cabaret Voltaire: e li costruì pezzo dopo pezzo con quella compulsiva felicità che metteva in ogni cosa che riguardasse il vestire, inventando personaggi indimenticabili. Poi la incapacità del teatro italiano di garantire continuità e stabilità al lavoro artistico ha fatto sì che ci siamo perduti per trent’anni, io in giro per l’Italia e l’Europa, lei nella sua bottega color di rosa. E però mi piace molto raccontare qui come ci siamo ritrovati: perché è un miracolo che sa di letteratura romanzesca, perfettamente coerente con l’indole meravigliata di Brigida, ma che invece è puro racconto di cronaca.

Ero ai primi passi di un progetto covato per anni, Cinéma!, un progetto che nasceva insieme al festival Teatro Europeo, allora (2006) in piena crescita: attori italiani e francesi, niente parole ma solo immagini e inquadrature scenografiche per simulare un film muto in palcoscenico. Sarebbe stata la prima produzione del Teatro Stabile di innovazione che stavo avviando con la Fondazione TPE: avevo lavorato con uno scenografo bravo e collaborativo Francesco Fassone che stava inventando una scatola nera, in continua metamorfosi di inquadrature sorprendenti, ma che non voleva occuparsi di costumi; e con un datore luci, Marco Burgher, che stava disegnando un’illuminazione cinematografica, da film degli anni Venti. Io ero a Parigi, per un primo stage con gli attori e stavo pensando di affiancarmi un costumista che passo dopo passo riuscisse a incastonare in quelle inquadrature scenografiche dei personaggi in bianco e nero per improvvisare un’ingenua storia di amori e tradimenti all’ombra di una macchina da presa. Una mattina, uscendo di casa a rue Mouffetard, dico a Gabriella che a Torino sarei andato a trovare in via della Rocca la mia prima costumista, quella che aveva lasciato il teatro per una bottega di moda; ma che per un’operazione come quella che stavo pensando, sarebbe stata giustissima. E improvvisamente, davanti a una vetrina dall’altra parte della strada, a Parigi e non a Torino, vedo Brigida che cercava come sempre panni e oggetti da mettere insieme per farli diventare qualcos’altro. Ci siamo rabbracciati e ha subito accettato.

Dopo Cinéma! abbiamo creato Donne informate sui fatti e poi un altro Cinema! In Polonia; e, oltre che con me, a TPE ha lavorato con Jean Claude Penchenat a Bar Franco Italien; e poi con Myriam Tanant, Giulia Lazzarini e Maria Alberta Navello in Remake; e ancora con Michele De Vita Conti in Lady Macbeth;  e di nuovo con Lia Tomatis e Caterina Vertova in Malafemmina, e infine con Emiliano Bronzino, Osvaldo Guerrieri e Patrizia Milani in Clitennestra deve morire.

Dopo trent’anni, il ritorno al palcoscenico le ha dato forza e nuovo slancio in un periodo della vita segnato da qualche dolore immedicabile; e recentemente mi chiedeva dei miei progetti lontano da Torino con la certezza di farne parte, prima o poi. Perché come al solito, nel teatro italiano ci si ritrova e poi ci si perde, spesso senza capire perché.

Ma a noi, come alla sua mamma Alda, rimasta sola a casa, di lei rimane un’eredità ricca di ricordi, di bellissime foto di scena, di attori e personaggi che ci accompagneranno per sempre: per ritrovarci magari davanti alla vetrina di un negozio pieno di cose meravigliose, in qualche anfratto inconoscibile dell’universo.